Una famiglia che arriva a novembre con le scorte giuste, poca varroa e lo spazio ridotto passa l’inverno da sola. Una che arriva scarsa non la salva nessuno a gennaio.
Nel centro-sud l’inverno delle api è corto, ma settembre e ottobre sono i due mesi che decidono la primavera. Le api che nascono adesso sono le api invernali: vivranno fino a marzo, non raccolgono e devono solo tenere caldo il glomere e allevare la prima covata dell’anno nuovo. Se nascono da una famiglia stressata dalla varroa e con poche scorte, saranno poche e deboli — e a febbraio l’arnia si spopola senza che nessuno capisca perché.
Questa guida è l’elenco delle cose che facciamo noi e che consigliamo ai clienti del negozio di Succivo. Sono sei passaggi, nell’ordine in cui vanno fatti.
1. Pesare le scorte, non guardarle
In Campania una famiglia media consuma 10-15 kg di miele tra novembre e febbraio. È la prima cosa da verificare, e a occhio si sbaglia sempre. Due metodi che funzionano:
- Sollevare l’arnia da dietro con una mano: se si alza senza sforzo, le scorte sono scarse. Con l’abitudine si diventa precisi in un paio di stagioni. Una leva da apicoltore aiuta a staccare il nido dal fondo senza scosse.
- Contare i telaini di miele: un telaino Dadant da nido pieno e opercolato su entrambi i lati pesa circa 3 kg. Quattro telaini pieni sono una famiglia tranquilla; due sono un problema.
Chi vuole un numero preciso usa una bilancia da apiario: si mette sotto l’arnia e si legge il peso; alcune mandano il dato sul telefono e avvisano se la famiglia cala troppo in fretta.
2. Nutrire: sciroppo adesso, candito dopo
Se le scorte non bastano, si integra. La regola è semplice: lo sciroppo finché fa caldo, il candito quando fa freddo.
Settembre e inizio ottobre: sciroppo denso
Lo sciroppo di scorta si prepara 2 a 1: due chili di zucchero per un litro d’acqua. Le api lo prendono, lo disidratano e lo opercolano come miele. Va dato la sera, nel nutritore, in dosi da 1-2 litri per volta, e si smette quando le api non lo prendono più nell’arco di due giorni: vuol dire che la temperatura è scesa e non riescono più a lavorarlo. Uno sciroppo lasciato nel nutritore fermenta.
Da fine ottobre: candito
Quando le notti scendono sotto i 10 gradi si passa al candito, che le api consumano direttamente senza dover disidratare nulla. Si appoggia sopra i telaini, sul foro del coprifavo, e si controlla ogni tre-quattro settimane. Una busta da 1 kg dura in media un mese a una famiglia normale. In negozio abbiamo il candito Apicandy in scatola da 12 kg, il candito Apiherb Candy da 1 kg con estratti vegetali e il candito proteico Candi-Pro per le famiglie che devono ricostruire la covata.
Nutritori: quale scegliere
- Nutritore a tasca: sostituisce un telaino del nido. Economico, ma per riempirlo si apre l’arnia. Il Tascone da 7 litri riduce il numero di aperture.
- Nutritore a coprifavo (o a tetto): sta sopra i telaini, si riempie senza disturbare le api. È quello che consigliamo a chi ha più di qualche arnia: nutritore a depressione da 2,5 litri oppure il quadrato da 2 litri.
- Nutritore da porticina: comodo, ma in autunno attira il saccheggio. Meglio evitarlo in questo periodo.
Tutti i modelli sono nella categoria Nutritori; canditi e integratori in Nutrizione.
Occhio al saccheggio. In autunno, con poco nettare in giro, ogni goccia di sciroppo versata fuori dall’arnia richiama le famiglie vicine. Si nutre la sera, si pulisce, e si restringe la porticina delle famiglie deboli prima di iniziare.
3. La varroa: il controllo che non si può saltare
La varroa è la prima causa di famiglie perse in inverno, e settembre è il momento in cui fa più danno: la covata si riduce, gli acari si concentrano su poche celle e le api invernali nascono già indebolite. Due cose da fare, nell’ordine:
- Contare la caduta. Un fondo antivarroa con vassoio estraibile permette di contare gli acari caduti in 24 ore. Sopra i 3-5 al giorno a settembre, il trattamento non aspetta.
- Trattare dopo l’ultimo raccolto, quando i melari sono tolti, e poi ripetere in inverno a blocco di covata, quando la regina smette di deporre e gli acari sono tutti scoperti sulle api.
Sui prodotti: in Italia si usano solo i medicinali veterinari autorizzati (a base di acido ossalico, timolo, acido formico o altri principi attivi), seguendo il foglietto illustrativo e le indicazioni del proprio veterinario o dell’associazione. Ogni principio attivo ha una temperatura e un momento giusto: il foglietto va letto per intero, non a metà. Li trovate nella categoria Presidi sanitari; per il trattamento invernale per sublimazione ci sono il sublimatore Oxalika Start e il dosatore.
4. Restringere: meno spazio da scaldare
Le api non riscaldano l’arnia, riscaldano il glomere. Ma lo spazio vuoto intorno crea correnti e condensa, e in primavera la condensa fa marcire i favi laterali. A ottobre, quando la famiglia si è ristretta:
- Togliere i melari se non è già stato fatto, e i telaini del nido che sono vuoti o quasi.
- Mettere il diaframma a chiudere lo spazio: la famiglia occupa 6-8 telaini, il resto si isola. Il diaframma in polistirene da 30 mm isola più di quello in legno.
- Ridurre la porticina: meno ingresso da difendere, meno freddo, meno topi. La porticina zincata estate/inverno si gira sul lato con i fori piccoli e fa anche da griglia antitopi.
- Griglia antitopi da novembre: un topo che entra in un’arnia d’inverno distrugge tre telaini e ci fa il nido.
Un’arnia con il fondo a rete non va chiusa del tutto: la ventilazione dal basso tiene asciutta la famiglia. Il vassoio si mette solo per contare la varroa e poi si toglie. Diaframmi ed escludiregina sono qui, porticine e ferramenta qui.
5. La regina c’è, e depone?
Un’occhiata veloce, nell’ultima visita di ottobre: si cerca la covata compatta — un’area di celle opercolate uniforme, senza buchi. Se la covata è sparsa o assente, o se si vedono celle di fuco in mezzo alla covata da operaia, la regina è vecchia o mancante. Una famiglia orfana non passa l’inverno.
Se la famiglia è debole ma con regina, la soluzione migliore a ottobre è unirla a un’altra con il metodo del foglio di giornale: si toglie la regina peggiore, si mette un foglio di giornale tra i due nidi sovrapposti, le api lo rosicchiano in due giorni e si mescolano senza combattere. Una famiglia forte vale più di due deboli.
6. L’attrezzatura: proteggere i favi dalla tarma
I melari tolti a fine stagione sono il piatto preferito della tarma della cera. Se lasciati in un angolo del magazzino, a marzo si trovano i favi bucati e pieni di ragnatele. Tre regole:
- I favi da melario si conservano impilati e chiusi, in un ambiente ventilato e freddo: la tarma non lavora sotto i 10 gradi.
- I favi che hanno contenuto covata sono i più attaccati: si tengono separati e si controllano ogni mese. Per proteggerli ci sono i prodotti antitarma biologici, da usare secondo le istruzioni.
- Lo smielatore e i maturatori si lavano con acqua calda, si asciugano bene e si coprono. Il miele residuo attira formiche e umidità.
La lista da stampare
- Settembre — Pesare le scorte. Contare la varroa. Trattare se serve. Iniziare lo sciroppo 2:1 dove manca.
- Fine settembre — Togliere gli ultimi melari. Riporre i favi al freddo, chiusi.
- Ottobre — Ultima visita: covata compatta? Unire le famiglie deboli. Mettere diaframma e riduttore.
- Fine ottobre — Smettere lo sciroppo. Passare al candito dove serve.
- Novembre — Griglia antitopi. Da qui in poi non si apre più: solo candito dal coprifavo.
- Dicembre-gennaio — Trattamento a blocco di covata con prodotto autorizzato.
Se hai un dubbio sulla tua situazione, chiedi
Siamo a Succivo, in provincia di Caserta, dal lunedì al sabato. Portaci una foto della covata o dicci quante arnie hai e in che zona: il consiglio giusto dipende da lì. In negozio trovi nutritori, candito, diaframmi, fondi antivarroa e tutto quello che serve per l’autunno, con ritiro in sede o spedizione in tutta Italia in 24/48 ore.
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